Il caso IRONMAN

28 novembre 2017 on Comunicazione by amministratore

3,8 chilometri a nuoto, 180 chilometri in biciletta, 42 chilometri di corsa. Tutto di seguito, nella stessa giornata. Vince chi arriva primo al traguardo. Questo è IRONMAN, lo sport più duro di sempre. O meglio, il brand di proprietà di Wanda Sports Holdings.

Correre una maratona non è più abbastanza. C'è di meglio, c'è di più. Si chiama IRONMAN ed è uno sport praticato da migliaia di atleti solo nell'ultimo anno. La stragrande maggioranza degli atleti sono appassionati, liberi professionisti, imprenditori, gente che nella vita fa altro.

Una sfida sempre più popolare

IRONMAN è diventato un argomento di conversazione, uno stile di vita, la sfida di chi cerca sempre nuovi traguardi. Vantarsi di aver fatto un IRONMAN è parte del gioco, sin dalla sua nascita. Partiamo dalle spiagge di Cervia. E' lì che lo scorso 23 settembre 2.500 atleti - di cui solamente 70 professionisti - si sono dati appuntamento per la prima edizione di IRONMAN completamente made in Italy. E' stato un successo in termini di partecipazione e di risultati, tanto che le iscrizioni per l'edizione romagnola del 2018 sono già aperte.

Quanto costa partecipare? A oggi, si parte da € 2.525 a persona. A oggi, perchè  posti sono limitati, e man mano che gli slot vengono acquistati il prezzo sale, per arrivare sino ad un massimo di € 4.560 per pettorale. Moltiplicato per 2.500 atleti.

Il brand

IRONMAN è un modello che racconta molto sull'evoluzione dello sport business. Ma soprattutto perchè IRONMAN non è uno sport, è un brand registrato. Un brand di proprietà di Wanda Sports Holdings, divisione del colosso cinese Wanda Group, che si definisce il più grande developer immobiliare privato al mondo, fondata da Wang Jianlin nel 1988. Wanda ha rilevato il brand a stelle e strisce IRONMAN per 650 milioni di dollari. Un investimento che mira all'integrazione della filiera evento - marketing - promozione - distribuzione. Investimenti che Wanda ha capitalizzato attraverso una progressiva differenziazione dell'offerta, introducendo sotto il brand IRONMAN un portfolio di eventi, arrivando nel 2016 a coinvolgere 680.000 partecipanti in 260 eventi organizzati in 44 paesi diversi.

Un nuovo modello di sport business

Il business model è quello del "Partecipation Sport", che mira appunto alla larghissima partecipazione di atleti che pagano un'iscrizione. L'evento (nuotare, pedalare, correre) e il prestigio che ne deriva dalla partecipazione sono il prodotto; gli atleti sono i clienti.
I "Partecipation Sports" sono un business in continua crescita e l'IRONMAN ne è un ottimo esempio. Gli atleti investono in allenamenti, coaching, materiali, bevande, alimenti, software, viaggi ed entry fee per le competizioni.

Un nuovo target: l'atleta

L'atleta è quindi il target del prodotto IRONMAN. Un target su cui puntano gli sponsor, che visto il successo del format non mancano. Un esempio, Arena che ha siglato un accordo come sponsor tecnico di IRONMAN per 104 eventi tra il 2016 e il 2017. O Redbull che è coinvolta nella molteplice veste di sponsor personale di alcuni atleti, sponsor di singoli eventi e broadcaster tramite la propria piattaforma multi-canale.

E pensare che tutto nacque nel 1978 alle Haway, durante una discussione su quali fossero gli atleti più forti: i ciclisti, i nuotatori o i maratoneti? Una sfida che dopo 40 anni ha prodotto il format IRONMAN come lo conosciamo oggi.

" Nuota per 2.4 miglia, pedala per 112 miglia, corri per 26.2 miglia. E vantatene per il resto della vita"

Fu questa la famosa frase scritta da John Collins, co-fondatore del brand, sul regolamento della prima gara. Una scritta a mano, su una spiaggia Hawaiana, per inaugurare un'esperienza che oggi è diventata un trademark registrato.

 

Estratto dall'articolo di Marco Dalla Dea su Advertiser.

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